In Italia, a marzo 2020 sono state presentate 142.348 domande di disoccupazione, un incremento del 37,2% rispetto al mese prima. Secondo quanto ha reso noto l’Inps, ad aprile 2020 il numero di ore di cassa integrazione autorizzate (esclusi i fondi di solidarietà) è stato pari a 772,3 milioni: il dato relativo allo stesso mese del 2019 ne registrava 25,3 milioni. Insomma, è evidente come la crisi sanitaria sia scaturita velocemente in crisi economica, da noi come altrove. Certo, bisognerebbe considerare tutto ciò che c’è nel mezzo tra occupati e disoccupati. Ad esempio quanti, pur non essendo totalmente in cassa integrazione, si sono visti ridurre l’orario di lavoro, con la promessa che prima o poi tutto tornerà come prima, sebbene i dubbi permangono. Il motivo? Basti soffermarsi a pensare alla capacità di spesa delle famiglie italiane, che hanno dovuto spostare acquisiti pre-Covid considerati importanti (la macchina, il motorino, il nuovo divano, ecc) per far spazio ai beni primari. Minor domanda vuol dire minor capacità di impiegare personale fisico, che dietro l’angolo viene minacciato dai robot? Ma è proprio così?

 

Perché si Perché no
Su alcuni settori della nostra economia (trasporti, alberghiero, ristorazione), faticheranno a riprendersi nel breve periodo, con stime di ripartenza che guardano direttamente al secondo trimestre del 2021. Ciò comporterà un taglio dei costi, già in atto.

Walmart, tra le principali catene di negozi negli Stati Uniti, sta usando i robot per pulire i suoi pavimenti. La motivazione è “minor rischio contagio” ma il fattore contenimento dei costi è fondamentale.

Gli ospedali vivranno, dopo una prima fase di “chiamata alle armi”, il più vasto ridimensionamento di personale umano, rimpiazzato dagli autonomi sia nel contatto con i malati che nei consulti medici e chirurgici.

Una volta che una società ha investito nella sostituzione di un lavoratore con un robot, è improbabile che l’azienda ricoprirà quel ruolo con un essere umano.

Molto più probabile che il futuro del lavoro, colpito dalla disoccupazione, veda una maggiore collaborazione tra uomo e macchina.

Dopo qualche anno di assestamento, la conseguenza del Covid-19 sarà stata quella di aver accelerato l’importanza delle competenze verso nuove professioni, dove essere umano e automa sono integrati perfettamente in molte mansioni.

Un’area in cui l’uomo continua a superare i sistemi robotici è la capacità di innovare. I robot seguono la loro programmazione, senza spazio per l’improvvisazione.

 

«Per un certo periodo resteranno gli effetti devastanti della pandemia in termini di disoccupazione, soprattutto nel turismo e nei comparti produttivi del superfluo. Intanto proseguirà il progresso tecnologico e gli imprenditori useranno gli incentivi più per comprare robot e intelligenza artificiale che per assumere lavoratori in carne e ossa. In sintesi, la disoccupazione tecnologica si sommerà a quella da coronavirus imponendo la necessità di ridurre gli orari di lavoro per evitare i conflitti sociali causati da un’eccessiva disoccupazione»
Domenico De Masi, Sociologo e Professore

 

«Produzione: l’automazione sarà l’obiettivo primario».
Daniele Manca, Giornalista

 

«L’accelerazione impressionante che è stata data all’innovazione, alla digitalizzazione e alla tecnologia è destinata a rimanere permanente. Molte imprese si saranno dotate degli adeguati strumenti tecnologici e degli adeguati processi di lavoro al fine di una cultura più diffusa e permanente che preveda una responsabilizzazione diffusa; questo almeno in quelle catene del valore dove questo sarà possibile».
Valerio De Molli, Imprenditore e Manager.