L’High-Performance Computing Center di Stoccarda ha sviluppato un modello di digital twin per la città tedesca di Herrenberg, così da offrire a chiunque la possibilità di assistere, in tempo reale e in realtà aumentata, allo svolgersi delle attività locali, anche per rendersi conto delle sue qualità come meta turistica. C’è chi dice che, in questo modo, le persone potranno scegliere le destinazioni che davvero combaciano con le loro aspettative e chi, addirittura, afferma che il turismo virtuale sarà l’unico che una buona fetta di popolazione normalmente in viaggio potrà/vorrà permettersi. I motivi sono tanti, sia economici (con il probabile innalzamento delle tariffe di voli, alberghi e ristorazione) che psicologici, per la paura di un contagio in luoghi estranei. Ma non solo: cosa potrebbe accadere se un italiano dovesse ammalarsi, magari per una semplice febbre, dall’altra parte del mondo? Un turismo più controllato, meno di massa, e dunque quasi oligarchico potrebbe aiutare a vivere meglio città e paesi, opere d’arte e vita reale?

 

Perché si Perché no
In molti luoghi il turismo è cresciuto oltre i suoi limiti sostenibili, a scapito delle comunità locali.

Le navi da crociera spostano migliaia di persone per visite di mezza giornata che impattano sulla mobilità della destinazione ma lasciano pochi benefici economici.

Meno spostamenti sulle lunghe distanze, vuol dire meno impatto ambientale.

Rimanere vicino il luogo in cui si vive potrebbe rappresentare un catalizzatore di valore per connettersi, più profondamente, con il tessuto del posto.

Se le persone non viaggiano, l’economia e tutto l’indotto da essa derivante, si ferma.

Il turismo non è un prodotto culturale che può concludersi con un’esperienza digitale. La realtà virtuale può completare una visita, non sostituirla del tutto.

Il turismo contribuisce, in maniera sostanziale, al PIL dei paesi. In Italia, genera circa il 13% del prodotto interno lordo.

 

«Il turismo diventerà meno denso e così tutelerà le nostre città d’arte troppo affollate. Venezia e Firenze avranno meno problemi. Sarà molto meno democratico sia per gli operatori che per i fruitori. Bisogna scegliere se renderlo più costoso ed esclusivo, facendo dell’Italia una grande Costa Smeralda, o mantenere un livello più diffuso ma ugualmente esclusivo»
Barbara Carfagna, Giornalista

 

«Maggior cautela negli incontri pubblici, nella socialità, nelle occasioni collettive di cultura e di turismo, che tenderanno a diventare virtuali» .
Luca Mercalli, Climatologo e giornalista scientifico